28 febbraio 2010

Mi ride il culo

Spero che mi venga perdonata la volgarità, ma non riesco a smettere di ridere da quando ho letto che il Pdl laziale non è riuscito a consegnare per tempo (sarà forse a causa delle solite liti sulla composizione delle liste e sull'assegnazione delle candidature?) l'elenco dei candidati per la provincia di Roma. Ora il Pdl piange e si appella al buonsenso di Napolitano...chissà se davvero alle regionali nel Lazio non sarà possibile votare per la Polverini. Scommettiamo che il governo varerà un bel decretino ad hoc?

24 febbraio 2010

Adesso iniziano le parodie...

Da accompagnare con la lettura dell'ottimo editoriale di ieri di Gramellini su La Stampa.

23 febbraio 2010

Succede vicino alla mia città

Certe volte non capisco se abito a Mantova, nel cuore dell'Insubria leghista o in Afghanistan.

Wifi on the rail

Frenitalia ci informa che presto avremo sui fantastici treni Quattrofrecce una valanga di nuovi servizi tra cui il wifi in vettura (che cosa stavano aspettando?) e verrà superata la vetusta divisione in due classi, anticaglia retaggio del XX secolo. Speriamo non sia la solita scusa per livellare all'insù per l'ennesima volta i prezzi dei treni a lunga percorrenza, che, come noto, non sono soggetti a contrattazione con gli enti locali come per i biglietti dei treni regionali, visto che ormai per chi vorrebbe spendere un po' di meno per la tratta Milano-Roma non resta che scegliere dalla riserva indiana quei due, tre Intercity rigorosamente Plus (poi qualcuno mi spiegherà che cos'hanno di diverso dai vecchi Intercity) che non sono stati piallati dal lancio della cosiddetta "metropolitana d'Italia".

Nota: la contrattazione non è necessariamente un bene, anzi tutto sommato è un male minore. In teoria i prezzi dovrebbero essere giustamente decisi dal mercato. Ma visto che Trenitalia non mi sembra operi nel libero mercato, che senso ha che decida lei da sola i prezzi?

Queste classi piene di immigrati

Sono piene di figli di extracomunitari anche perché noi di figli ne facciamo pochi, e se ne facciamo pochi è anche perché chi ci prova, poi, spesso viene trattato così.
E se succede alla responsabile marketing di Red Bull Italia, non voglio immaginare cosa succede alla cassiera dello Sma, alla centralinista di Tele2, alla commessa di Oviesse...

22 febbraio 2010

Vi raccontiamo che cos'è successo ma non perché è successo

Oggi ho visto di sfuggita un servizio al Tg1 che riferiva dello sciopero della fame che Emma Bonino ha intenzione di intraprendere. Dopo aver introdotto così la notizia
EMMA BONINO, CANDIDATA DEL CENTROSINISTRA A GOVERNATORE DEL LAZIO, ANNUNCIA DA MILANO CHE NEL POMERIGGIO CIOMINCERA' LO SCIOPERO TOTALE DELLA FAME E DELLA SETE PER CHIEDERE UN DECRETO CHE RIPRISTINI - DICE - LA LEGALITA' DEL PROCESSO ELETTORALE CHE, A SUO GIUDIZIO, VEDE VIOLATA LA LEGGE. MA SENTIAMO LE PAROLE DELL'ESPONENTE RADICALE.

il buon Paolo di Gianantonio fa partire il servizio.

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Ora, mi chiedo, chi l'avesse visto in tv senza essersi preso la briga di approfondire altrove la cosa, che cazzo ha capito? Perché Emma ha deciso di iniziare l'ennesimo sciopero della fame? Come mai il Tg1 ha così macroscopicamente occultato le motivazioni?

Il vincitore morale

Questa sera a cena, mia sorella mi ha fatto notare le sottili e pungenti critiche presenti nel testo della canzone che Cristicchi ha portato a Sanremo, che fino ad oggi avevo ascoltato, distrattamente, solo una volta. Purtroppo non sono un fan e quindi non so dire se questo è il solito stile di Simone (ma immagino di si) o meno, però direi che si contrappone in maniera eccellente alla sciatta, triste, iperbanale e retorica descrizione dell'Italia che ci ha dato, rischiando pure di vincere, il fantastico trio formato dall'esiliato, il tinto (no, non è Berlusconi) e da quell'altro che non mi ricordo nemmeno chi sia.

Update: segnalo l'ottimo editoriale di Gramellini su La Stampa

Forse cercavi...


Non usa più mettere i suggerimenti? Così almeno ad uno gli viene il dubbio d'aver scritto una fregnaccia...

21 febbraio 2010

A pensar male si fa peccato...

...ma spesso ci si azzecca.

Quando si dice investire sul futuro...

Mentre in Italia sottraiamo (a causa della crisi, dicono loro) denaro pubblico ai programmi per garantire un'accesso ad internet decente per tutti, negli Stati Uniti invece, per combatterla, la crisi, si decide di spendere dei soldi per collegare chi non è collegato e migliorare la velocità di chi lo è già, partendo dagli enti pubblici: edifici scolastici, studi medici e strutture ospedaliere, etc.

Non è un'idea stupida: pensate a quante cose si potrebbero fare se, prima di tutto le istituzioni, e poi, i cittadini (ad oggi ancora il 12% degli italiani non può avere una connessione a banda larga) fossero in rete. Rilascio di certificati, pagamenti, un sacco di cose che ci fanno perdere tempo e denaro e che potrebbero essere fatte comodamente da casa o dal posto di lavoro.

Il digital-divide è un problema che con l'esplosione di internet e dei servizi che si possono trovare online sta diventando ogni giorno più difficile da affrontare. Di fatto, chi abita fuori dai grossi centri urbani, dove per gli operatori è conveniente investire in apparecchiature per la banda larga, è tagliato fuori. Collegare questo tipo di utenti è spesso un costo che aziende che operano sul mercato (siamo davvero in un'economia di mercato? facciamo finta di si per il momento...) non possono permettersi, anche perché spesso sono indebitate fino al collo (ma su Telecom sarà il caso di scrivere un'altro post, mi sa) e si rende quindi necessario l'intervento dello Stato.

Purtroppo però, mentre si cerca di risolvere questo problema, già un altro si profila all'orizzonte: l'ampliamento delle reti attuali. Oggi, la velocità massima per chi è collegato ad internet mediante ADSL è dell'ordine dei 10-20 Megabit/s (in download, ovviamente, dato che per l'upload raramente si arriva ad 1 Megabit/s). Con velocità di punta che si registrano solo per i particolarmente fortunati che abitano a meno di 3-5 km dalle centrali di aggregazione delle utenze. Decine di Megabit che stanno iniziando a diventare scarsi per le applicazioni (una fra tutte, il video, soprattutto quello ad alta definizione) più avanzate che si diffondono in rete.

Il collo di bottiglia è rappresentato dalla cosiddetta rete di accesso, una delle due distinzioni in cui viene solitamente suddivisa la rete fisica di un operatore telefonico o provider internet: si tratta della miriade di fili perlopiù di rame che parte dalle centrali dislocate sul nostro territorio per raccogliere il traffico (telefonico e dati) degli utenti per raggiungere le nostre case. Mentre questa, appunto per la tecnologia ormai obsoleta del cavo in rame, permette velocità piuttosto limitate, negli ultimi 10-15 anni gli operatori hanno investito molto (anche in eccesso, installando capacità inutilizzata) sulla cosiddetta rete di trasporto, ossia la rete che ciascun operatore possiede per smistare il traffico, una volta che è stato aggregato, su tutto il territorio nazionale. Questa rete è solitamente composta da qualche decina di nodi (il più delle volte coincidenti coi principali capoluoghi del Paese), collegati da svariati collegamenti in fibra ottica, che vanno a costituire molto spesso un'enorme capacità installata, ma purtroppo raramente sfruttata appieno. Se quindi la seconda è una rete estremamente veloce e performante, purtroppo la prima, a causa della sua pervasiva e capillare diffusione, non lo è affatto, in quanto un suo rinnovamento richiede spese ingenti.

Da anni si discute perciò di effettuare questo inevitabilmente lento quanto necessario passaggio, è però, secondo la modesta opinione di chi scrive, quantomai necessario passare dalle parole ai fatti, perchè il treno della ripresa economica, passa anche da questo, e non possiamo assolutamente permetterci di perderlo.

18 febbraio 2010

Prove di Net Neutrality...e in Italia?

Al recente Mobile World Congress, in corso in questi giorni a Barcellona, Verizon annuncia che non opporrà più limitazioni a chiamate e chat Skype sulla sua rete. Il tema è davvero di quelli che scottano: si tratta della tanto dibattuta Net Neutrality.

Da anni in rete si discute di in cosa debba consistere un accesso ad internet. I modelli che si scontrano sono solitamente due: il punto di vista delle telco, le grandi compagnie telefoniche e gli operatori di accesso ad internet (come Telecom, Infostrada, Fastweb, Vodafone, ecc.) e quello degli utenti e di chi offre servizi su internet (come chi offre servizi di messaggistica tipo Messenger o Skype, gestori di posta elettronica, video sharing come Youtube, ecc.).

Ai primi, che offrono l'accesso e la banda, piacerebbe monetizzare tutti o buona parte dei bit che transitano sulle loro reti, ponendo limiti e soglie a gran parte delle nostre attività in rete. Succede già nelle reti ad accesso mobile, in quanto l'etere, essendo una risorsa di banda molto scarsa, deve essere gestita con estrema (eccessiva?) parsimonia.
Skype e tutti gli altri software di messaggistica/chiamate voip si mettono infatti in concorrenza coi tradizionali servizi di telefonia e SMS degli operatori telefonici, che hanno margini spropositati su questi servizi, rispetto al loro reale impatto sui costi (una chiamata voce nella peggiore delle ipotesi occupa qualche Kb/s, a fronte di un'offerta che spesso è di centinaia di Kb/s, per non parlare di un messaggio di testo, che consta di poche decine di byte e che ha un costo praticamente nullo per l'operatore telefonico il quale ce lo rivende spesso a più di 10 centesimi di euro!).
In pratica è un po' come se quando andate in autostrada, al momento di pagare il biglietto vi venisse fatto pagare un prezzo diverso a seconda del fatto che abbiamo transitato in prima, seconda o terza corsia, andando quindi a velocità più o meno alta.

I secondi invece, si battono per avere, appunto, una rete neutra, nel senso che l'operatore dovrebbe fornire solamente l'accesso e farsi pagare per questo, senza costi aggiuntivi per qualsiasi servizio di cui si fa uso (o al massimo offrirli ma in alternativa a quelli che ci sono, e non in esclusiva).

In Italia ormai siamo abituati da anni alle associazioni dei consumatori che strillano e agli operatori che fanno orecchie da mercante (coi costi per SMS e chiamate più cari d'Europa), chissà se il dibattito in corso negli Stati Uniti arriverà prima o poi anche da noi...

16 febbraio 2010

Quando stupri la natura...

...prima o poi si ribella. (e per fortuna che non c'è scappato il morto, sennò sarebbe pure partita la solita tiritera ipocrita dei disastri imprevedibili, delle calamità naturali, della punizione divina...come se non fosse una novità che praticamente tutta l'Italia è sotto rischio idrogeologico...)

Formigoni come Mr. Lui

E io che pensavo che dopo questa e questa avessimo toccato il fondo. Evidentemente vale sempre il principio che una volta raggiunto, si inizia a scavare...

15 febbraio 2010

Equo scompenso

Dday pubblica le prime foto di telefonini provvisti del bollino SIAE, conseguenza diretta dell'equo compenso, l'invenzione di fine anno del ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi. Curioso, sembra quasi di acquistare un CD di Micheal Jackson o il DVD dell'ultimo concerto dei Queen!
Ma che cos'è l'equo compenso? In realtà niente di nuovo, dato che era già presente su tutti i supporti ottici vergini (cioè CD, DVD, CD-RW, ecc.) ormai da diversi anni. In pratica, per compensare autori ed editori dai minori introiti derivanti dalle cosiddette copie private, ossia le copie che chi compra un disco realizza per ascoltare ad esempio il suo cantante preferito in auto piuttosto che sullo stereo di casa, o per proteggere un film da eventuali graffi che potrebbero comprometterne definitivamente la visione, chi produce supporti masterizzabili deve versare alla SIAE una certa quota (che poi viene riversata su chi compra al dettaglio), a compensazione appunto di questi mancati guadagni. Questo, indipendentemente dal fatto che il disco venga effettivamente usato o meno per fare una copia.
Bene, il 30 dicembre scorso, il fine cantore di Vanity Fair, ha pensato bene (probabilmente dietro le pressioni di chissà chi...) di estendere questo prelievo anche a molte altre tipologie di prodotto, forse anche a causa del fatto che oramai il mercato dei dischi ottici è in inesorabile declino, in quanto le capacità sia dei dischi fissi che delle memorie a stato solido li stanno surclassando rapidamente.
Pensiamo per un attimo a tutte le foto o i filmati che facciamo assieme ai nostri amici o famigliari con il telefonino, alle chiavette USB su cui salviamo dati e documenti di lavoro o relativi al nostro studio, ai nuovi videoregistratori digitali che memorizzano su hard disk (quando qualcuno non ce lo impedisce) trasmissioni per le quali abbiamo già pagato o un canone o un abbonamento oltre ad esserci sorbiti la pubblicità di cui sono infarcite, i dischi fissi esterni che molte aziende (e pure privati cittadini) usano come soluzione economica per il backup dei loro dati o infine i computer (i computer! non i dischi che stanno dentro il computer!): tutti questi usi non sono copie private di opere coperte dal diritto d'autore. Eppure, ci paghiamo ugualmente sopra la tassa (ma non ditelo al ministro o alla SIAE, che sennò si offendono). Infine una domanda: ma allora, se è lecito farsi copie private di album e film, perché c'è un interesse così assiduo e forsennato a sviluppare nuovi codici e tecnologie di protezione dalla copia?

14 febbraio 2010

Candida candida

"Il nostro punto è sempre: legalità ed accoglienza, purtroppo negli ultimi anni dal centrosinistra sono state veramente spalancate le porte ed è difficile governare un fenomeno come questo quando non si calcolano quelle che possono essere le ricadute di una politica di immigrazione così come quella che è stata fatta dal centrosinistra"
Credo abbia imparato dal Principale: se le spari grosse ma fai la faccia seria e convinta, ci credono tutti. E infatti, la giornalista del Tg2 delle 20.30 manco si azzarda a chiederle chi cavolo ha governato, nell'ordine, il Comune di Milano (Lega, Forza Italia e Pdl ininterrottamente dal 1993), la Provincia (Forza Italia e Pdl dal 1999 esclusa la pausa 2004-2009 con Penati), la Regione (ci prepariamo a correre verso il ventennio formigoniano, saldamente in sella dal 1995). Evidentemente è tutta colpa di Prodi, che in 722 giorni di governo ha fatto catapultare in Italia milionate di immigrati clandestini.

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Ignorantia legis non excusat

Nel commentare la notizia dell'abbandono, dopo mesi di estenuanti "lascio? non lascio", di Paola Binetti al Partito Democratico, Calderoli dà sfoggio di profonda conoscenza della Costituzione, nella fattispecie l'art. 67, che svincola Deputati e Senatori dall'obbligo di qualsivoglia mandato nei confronti dei cittadini che li hanno eletti. Detto da un ministro espressione di un partito che farnetica di permessi di soggiorno a punti condizionati a conoscenza di lingua, cultura e Costituzione italiana, oggettivamente fa un po' ridere.
Come se il trasformismo poi, fosse una novità...per giunta solo della sinistra.

Veramente un grand'uomo

Scopro con un po' di ritardo (dopo averci fatto caso su Il Fatto Quotidiano di venerdì scorso), voci riguardo a quel galantuomo di Camillo Milko Pennisi che, non pago di essersi fatto arrestare in flagranza di reato mentre intascava una mazzetta da 5000 euro infilati in un pacchetto di sigarette (ulteriore conferma che il fumo fa molto male!) per "sveltire" una pratica urbanistica, ha anche cercato di fuggire e liberarsi della patata bollente.
Invece di avere l'onestà di farsi arrestare come avrebbe dovuto fare un rappresentante delle istituzioni, seppur scoperto con le mani nella marmellata, se ne è scappato in pieno stile ladro di galline.
Encomiabile poi, la solidarietà incondizionata di sindaco e vicesindaco, che, come al solito, auspicano che Pennisi possa fare chiarezza al più presto sulla vicenda. Come se un arresto in una situazione del genere non fosse già di per sè abbastanza eloquente. Ma persone del genere non si dovrebbero semplicemente espellerere dal partito? Giusto per spazzare via qualsiasi dubbio, ecco.

NeverAlone: per avere internet sempre con te!

Dopo aver ascoltato la penultima puntata dell'ottimo 2024 di Enrico Pagliarini, programma di approfondimento tecnologico di Radio24, in onda il sabato pomeriggio alle 16, scopro, non senza stupore, dato che esiste dal 2008, dell'esistenza di NeverAlone.
Evidentemente non leggo già abbastanza blog e giornali del settore per non essermi accorto di un'idea così intelligente e brillante. NeverAlone è un numero verde internazionale di informazione gratuita, per usare le parole del loro sito. In pratica, avete presente tutte quelle volte che, in giro fuori di casa e lontani dal vostro computer, avete detto "accidenti, avrei proprio bisogno di dare un'occhiata su internet!"? Che so, per sapere l'indirizzo di un negozio dove volevate andare, per sapere se è aperto e che film propone il vostro cinema di fiducia, oppure più semplicemente per aprire GoogleNews e farvi leggere i titoli delle notizie principali del momento.
Bene, grazie a NeverAlone, ovunque voi vi troviate in Italia e anche in alcuni paesi europei (il numero da chiamare è un numero gratuito internazionale), potete parlare per tutto il tempo che volete con un operatore che in quel momento è davanti ad un computer collegato ad internet e che vi può aiutare a fare quello che avreste fatto se foste stati nella comodità di casa vostra davanti allo schermo. Chi paga? Ovviamente la pubblicità, che vi dovete ascoltare per un tempo variabile di 20-30 secondi, nell'attesa che l'operatore si liberi.
Si spera che, come tutti i progetti nati nell'intenzione di farsi sostenere nei costi esclusivamente dalla pubblicità (i meno giovani ricorderanno i prematuramente scomparsi wikeyfun, scrokko, tj.net, ...), NeverAlone sia stato pensato con un minimo di razionalità e lungimiranza tali da farlo durare nel tempo e, possibilmente, erodere quote di mercato a servizi analoghi nella tipologia ma ben più cari nei costi.
Non so infatti se avete mai provato a chiamare da cellulare il call center di PagineGialle ooooooooottantanove, ventiquattro ventiquattro o ancora peggio, il call center di TRENITALIA, che peraltro mi risulta essere una società a capitale pubblico (non che ci sia una legge che lo vieta, ma che un'azienda pubblica lucri su un servizio del genere, mi sembra quantomeno grave, dato che ci sono fior di aziende che pagano a loro spese la loro assistenza clienti; evidentemente hanno pensato che se fosse stato gratuito avrebbero ricevuto decisamente troppe chiamate e lamentele, visti i frequenti disservizi che la contraddistinguono): mediamente sono dei salassi da 15-30 centesimi alla risposta più un costo al minuto che va dai 50 centesimi a quasi 1 Euro, ovviamente corredati da musichine di attesa gentilmente pagate da voi che state telefonando.

12 febbraio 2010

Leggere attentamente le avvertenze prima dell'uso

Qualche giorno fa Vodafone ha lanciato (poi ho scoperto che stava inseguendo a ruota Tim che è arrivata poche ora prima e un poco più umilmente propone la metà) una superchiavettainternet che naviga alla sensazionale velocità di 28.8 Megabit al secondo. Si, avete capito bene VENTOTTO MEGA (che dopo il periodo promozionale di tre mesi, costano solo 10 euro al mese)!!! Incredibile..pensa te, questi pidocchi di Fastweb invece ti danno solo 10 Mega in fibra ottica a più di 40 euro al mese...
Proprio pazzesco, questi diavoli del marketing sono proprio bravi a farci abboccare tutti come carpe alla Sampei. Peccato però, infatti, che dopo aver chiesto al nostro amico ricercatore al Cern se ci può cortesemente prestare il suo microscopio elettronico a scansione riusciamo a leggere qualche brevissima nota a piè di pagina e scopriamo dove sta l'inghippo:




  • La chiavetta a 28.8 ci va, ma la rete di Vodafone ancora no, non sono pronti si vede. Il segreto sta nella parolina "ready" a fianco di "Super Internet Key 28.8 Mega". Ci potremo andare più avanti...con un semplicissimo upgrade del firmware della chiavetta.
  • Per il momento, si viaggia a 21.6 Mega. Ma mica dappertutto, solo a Milano e Roma.
  • Tutti gli altri 56 milioni di italiani che non abitano là, per il momento navigheranno a 14.4 Mega, velocità disponibile su buona parte della rete e che verrà progressivamente estesa a tutta la rete.
Ovviamente poi, se la cella dove vi trovate è particolarmente affollata o più semplicemente siete dentro casa dove le microonde della rete UMTS arrivano con un'intensità nettamente smorzata rispetto all'aria aperta, o ancora peggio, vi salta in mente di scaricare qualcosa da torrent o da altre reti p2p, pure i tradizionali 7.2 Mega ve li dovete scordare. Ma a questo, se già usate una connessione a banda larga 3G, sarete ampiamente abituati, ovviamente.